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Storia costaricana

Monumento Nazionale a Juan Santamaria
vincitore della guerra contro i pirati nel 1856
(foto Susanne Ahlstav)A differenza del resto dell'America Centrale, dove i conquistatori spagnoli trovarono al suo arrivo culture avanzate, il territorio dell'attuale Costa Rica (Costa de Oro)non aveva una popolazione indigena molto numerosa; apparteneva questa alla famiglia chibcha (muisca; vedere culture precolombine).

Colombo arrivò alle rive dal Costa Rica nel suo ultimo viaggio, nel 1502. La conquista del territorio si concretò nella seconda metà del secolo XVI. Ma i colonizzatori rimasero lungo tempo isolati, senza potere stabilire il sistema di comende, virtuale schiavizzazione della manodopera nativa.

Il territorio conquistato fu ascritto alla Capitaneria Generale della Guatemala. Si formò così una società patriarcale di piccoli proprietari, senza un'oligarchia terriera tanto poderosa come nei paesi vicini e molto più europeizzata che in essi. Forse ciò spieghi perché invece di divenire un paese eternamente dominato da dittature militari, il Costa Rica moderno abbia proclamato orgogliosa la sua condizione della Svizzera dell'America, paese carente di esercito e con più maestri che poliziotti. Abolite le forze armate, le caserme vennero trasformate in musei e centri culturali.

Nel 1821 il territorio costaricano accettò l'indipendenza dell'America Centrale e si integrò alle Province Unite. Fece parte di esse fino alla loro dissoluzione nel 1840. Fu uno dei territori che più resistette la balcanizzazione promossa dall'imperialismo britannico. Per quel motivo Francisco Morazàn -capo dell'unità centroamericana- la prese come basi per le sue operazioni, fino a che nel 1848 Costa Rica accettò separarsi costituendosi in stato indipendente.

Solo in due opportunità si alterò la tradizione pacifica dei costaricani. La prima fu a metà del secolo XIX, quando lo statunitense William Walker che si era impadronito del Nicaragua, cercò di estendere il suo dominio a tutto l'istmo centroamericano e fu sconfitto in tempi del presidente Juan Rafael Abita. La seconda, cento anni più tardi, quando nel 1948 una frode elettorale sboccò allora in una guerra civile vinta dalle forze oppositrici di José Figueres. Un anno dopo si promulgò la nuova Costituzione, di corte nettamente presidenzialista e che proibiva la formazione di eserciti. La rivoluzione diretta da Figueres, di tono populista, alzò la bandiera antidittatoriale per tutta la zona centroamericana.

Dal 1974 il presidente Odúber si sforzò per ristabilire l'unità del Mercato Comune Centroamericano, in crisi dalla guerra tra El Salvador e Honduras del 1969. Tuttavia, la sua chiara difesa delle libertà democratiche non fu molto ben vista dal regime di Somoza nel vicino Nicaragua che intermittentemente osteggiò il suo vicino. Il Costa Rica si trasformò in asilo di migliaia di rifugiati politici.

La nazionalizzazione delle compagnie transnazionali che distribuivano il petrolio ed i suoi derivati nel mercato interno, decretata nel 1975 ed il rialzo dei prezzi del caffè (principale prodotto di esportazione) crearono condizioni favorevoli per migliorare le entrate della popolazione.

Il governo seguente di Rodrigo Carazo Odio, si caratterizzò per la sua orientazione economico antipopolare, ispirata nelle ricette del Fondo Monetario Internazionale, ed una linea politica di crescente confronto con le forze sindacali ed i partiti di sinistra. Tuttavia, nel 1979, davanti alle minacce di invasione da parte del dittatore Anastasio Somoza, il governo costaricano -incoraggiato per le simpatie popolari verso i sandinisti - si decide ad offrire un appoggio attivo all'opposizione nicaraguense.

Molto diverso fu l'atteggiamento assunto a partire dal 1980 verso il conflitto salvadoregno, poiché a dispetto di tutte le violazioni ai diritti umani, la giunta militare democristiana ricevette l'appoggio politico del governo di San José. Nel frattempo, nel maggio di 1981, Rodrigo Carazo ruppe le relazioni diplomatiche con Cuba.

Iniziato da Rodrigo Carazo, nel maggio di 1982, Monge spinse un maggiore avvicinamento coi governi dell'El Salvador, Guatemala e Honduras e provocò il deterioramento delle relazioni col Nicaragua sandinista.

Le relazioni tra tutti e due paesi arrivarono ad un punto cruciale di deterioramento in luglio ed agosto 1985, a causa di una serie di incidenti confinanti. Tuttavia, le rapide gestioni del gruppo Contadora (Messico, Venezuela e Colombia) permisero di congelare la congiuntura; entrambi i governi accettarono la presenza di osservatori neutrali sui confini che lavorerebbero come arbitri in caso di reiterazione degli episodi.

Eletto Oscar Arias Sànchez, premio Nobel per la pace, nelle elezioni di febbraio del 1986, si dedicò al compito di progettare una politica che rompesse la logica della guerra e la scalata di tensione nella regione ed nell'agosto 1987 presentò un piano di pace che fu accettato e firmato dai presidenti dell'El Salvador, Nicaragua, Guatemala, Honduras e Costa Rica. Gli assi del piano erano la sospensione del fuoco simultaneo in Nicaragua e il Salvador, la sospensione dell'aiuto nordamericano ai contra nicaraguensi, un calendario per la democratizzazione del Nicaragua nel quale si aggiungeva la realizzazione di elezioni libere e la fine dell'uso di territori stranieri per la creazione di basi di attacco.

La firma di questo piano di pace conosciuto come Esquipulas diede a Costa Rica un distaccato luogo nelle relazioni internazionali e fu un successo personale del presidente Arias chi ricevette per ciò il Premio Nobel della Pace nel ottobre 1987.

Il candidato socialcristiano, Rafael Angel Calderón, nel febbraio 1990 ottenne - per un seggio - la maggioranza assoluta nel parlamento. L'applicazione di un severo accomodamento economico portò alla riduzione dell'apparato statale e del deficit fiscale che aveva raggiunto 3.3 percento del PIL. Come conseguenza si incrementò la disoccupazione ed aumentò lo scontento popolare.

Nelle elezioni di 1994 il candidato socialdemocratico José María Figueres, vinse per un stretto margine al filogovernativo Miguel Rodríguez, dopo una campagna in cui ci furono scarse differenze programmatiche ma una notevole asprezza tra i partiti rivali.

"Nel 2002 il Costarica ha eletto il suo nuovo Presidente. Se inizialmente le prospettive erano delle migliori, Abel Pacheco non ha poi saputo attuare una politica adeguata a soddisfare i suoi elettori. Da un lato ha portato avanti una politica antipetrolifera, che mira a salvaguardare le risorse ambientali del paese, dall'altro non ha saputo salvaguardare la popolazione: le statistiche del 2003 indicano un forte incremento della prostituzione infantile, mentre circa 50.000 famiglie sono entrate a far parte del regime di povertà. Intanto, dal punto di vista internazionale, il Presidente ha fatto un nuovo passo falso, la sottoscrizione del CAFTA farà cadere il paese in balia delle imprese straniere mettendo in pericolo le sue risorse" (Nadia Tissone).

Oscar Arias Sanchéz è stato rieletto presidente, a 20 anni dal suo primo mandato, nelle elezioni celebratesi il 5 febbraio 2006