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Storia peruviana

Inca: una civilizzazine di cui rimane soltanto un ricordoSi stima che il territorio peruviano fu popolato 8000 anni fa da popolazioni migranti provenienti dall'Asia; tuttavia, non si può parlare di un'unità culturale registrandosi 2500 anni fa una successione di culture che avrebbero passato in primo luogo per un periodo di agricoltura ed allevamento primitivo; nel secolo X A.C. si costata l'apparizione della ceramica. L'evoluta cultura Chavín di Huantar, caratterizzata per le sue grandi costruzioni cerimoniali e la pratica di una cultura avanzata, è una delle prime attestazioni.

Già nel secolo IV A.C. si registra un alto grado di sviluppo delle culture collocate nel suo territorio (Chimú e Nasca) che emergono per i tessili, la metallurgia ed un sistema di irrigazione d'alta tecnologia.

Nel secolo V D.C. si tiene la cultura Tiahuanaco. Nel secolo XII D.C. nasce un paese di lingua quechua diretto da sovrani chiamati Inca, con popolazioni che migrarono dalle sponde del Lago Titicaca come centro principale a Cusco, organizzazione che riuscì una gran espansione territoriale in poco tempo. La civiltà inca, notevole soprattutto per le sue realizzazioni architettoniche (Cusco e Machu Picchu) e per il suo sistema amministrativo, impresse a tutti i popoli sottomessi un'impronta incancellabile.

Il 3 agosto 1492 Colombo salpava da Palos.Nella notte tra l'11 e il 12 ottobre un marinaio della Pinta avvistava la sospirata terra: in soli settanta giorni si erano decise le sorti del mondo. Due erano gli imperativi della Corona spagnola: Dio e oro. E così Colombo, che già storpiava il suo nome in "Cristo ferens" (portatore di Cristo) trasformò la sua spedizione in missione voluta da Dio per civilizzare i nuovi barbari. L'anno dopo papa Alessandro VI concedeva ai re di Spagna il diritto di conquista delle terre "scoperte e da scoprire", imponendo l'obbligo di evangelizzarle. Stato e Chiesa, all'unisono, inauguravano la conquista.

Gli spagnoli, mossi dalla presunzione di portare il vecchio mondo nel nuovo, assimilarono la cultura indigena alla propria, in un processo di identificazione forzata e, per questo, assai labile. L'incontro-scontro delle due civiltà comportò cambiamenti traumatici nella civiltà aborigena. Alla guerra di conquista seguì infatti l'imposizione della parola e, quindi, del pensiero. La conquista dell'America si realizzò in meno di trent'anni per mano di qualche migliaio di spagnoli (di sicuro non superarono i dieci mila): come fu possibile lo spiegano la strategia e la ferocia dei conquistatori, i conflitti interni dell'impero del Sole, ma soprattutto il collasso demografico degli aborigeni.

Le guerra, le stragi immotivate e le malattie che gli spagnoli portarono nel nuovo mondo, falcidiarono gli autoctoni. In Perú il bilancio della conquista è atroce: Guamán Poma de Ayala, il più noto cronista indigeno, racconta che i soldati ammazzavano gli indigeni "come formiche" e che l'avanzata spagnola lasciava dietro di sé villaggi distrutti, comunità sterminate, donne violate, case saccheggiate. La popolazione, che nel l'Impero inca era stimata intorno ai 10 milioni di abitanti, si sarebbe ridotta in un paio di secoli a poco più di un milione. Un eccidio.

Nel 1524 Francisco Pizarro e Diego de Almagro iniziarono l'esplorazione del Perú. L'incontro della cultura Inca con la cultura spagnola iniziò con la conquista spagnola nel XVI secolo. Nel 1532 i seguaci di Francisco Pizarro catturarono Atahualpa a Cajamarca. La popolazione aborigena decrebbe durante i primi decenni e il Viceregno del Perú nacque nel 1542 dopo uno scontro tra gli stessi conquistatori e la Corona spagnola. Il processo di insediamento spagnolo si consolidò nel XVI secolo con il vice re Francisco de Toledo il quale, con i propri ordinamenti, stabilì il fondamento per l'economia coloniale: il sistema di controllo della mano d'opera indigena (mita) per le miniere e la produzione artigianale. Queste attività, insieme al monopolio mercantile, furono la base dell'economia coloniale. Ma il cambio di dinastia e le riforme borboniche del XVIII secolo crearono disuguaglianza tra diversi settori sociali. La ribellione indigena più importante fu quella di Túpac Amaru II, con la quale ebbe inizio il movimento creolo che rese indipendente la regione ispano-americana nel XIX secolo.

Fino al XVII secolo il Virreinato del Perù comprese il territorio che si estendeva da Panama alla Tierra del Fuego La predica dei sacerdoti si mescolò con le credenze andine fino a che si stabilì un sistema di credenze misto, il sincretismo, che continua tutt'oggi a essere presente. Insieme agli spagnoli giunse in Perú anche la razza negra, che aggiunta alla popolazione indigena e spagnola, fa parte del tessuto sociale e razziale di questo paese. Durante i secoli XVI e XVII, la produzione intellettuale e l'arte coloniale peruviana apportarono alcuni elementi alla tradizione spagnola.

La nascita dello Stato Peruviano Il Perú fu dichiarato paese indipendente da Don José de San Martín nel 1821 e nel 1824 Simón Bolívar mise fine alle guerre di indipendenza. Tuttavia, nonostante gli sforzi volti a organizzare la giovane repubblica peruviana, nel XIX secolo il paese dovette pagare il costo della lotta: la dura crisi economica e una dittatura militare che diede pochissime opportunità di governare a governi civili. Verso il 1860, grazie alle entrate di concime (guano), cotone e zucchero, si può prescindere dal contributo indigeno e dalla schiavitù dei negri. Arrivano cinesi ed europei ad ampliare la mano d'opera e a integrarsi nella società. Il paese viene dotato di ferrovia e si organizza, sotto la presidenza di Manuel Pardo, il primo regime civile del Perù. I primi giapponesi giunsero alla fine del secolo.

Ad aggravare la crisi economica in cui si trovava il paese concorse la guerra del Pacifico scoppiata nel 1879, in cui il Perú fu sconfitto dal Cile e la capitale stessa venne occupata. Il governo di Lima dovette subire per dieci anni l'occupazione dei distretti di Tacna e di Arica, che solo nel 1929 ebbero la loro sistemazione definitiva (Tacna al Perú, Arica al Cile). A quell'epoca, sotto l'influsso delle rivoluzioni russa e messicana si formò l'Alleanza Popolare Rivoluzonaria Americana (APRA), di tendenza marxista, fondata nel 1924 con un programma di nazionalizzazione delle risorse del paese e di riforma agraria in favore degli Indios. Dopo una serie di dittature militari, la legalità fu ristabilita dal presidente Manuel Prado y Ugarteche (1939-1945). Le riforme del governo Bustamante (1945-1948) provocarono la reazione degli elementi più conservatori sfociata nel colpo di Stato del generale Odria (1948), eletto presidente della repubblica nel 1950.

Alle elezioni presidenziali del 1956 fu rieletto Manuel Prado y Ugarteche. L'instabilità, l'assenteismo degli ambienti politici in merito ai problemi dei contadini e una serie di violenti scioperi furono l'origine del colpo di Stato del generale Velasco (ottobre 1968). Nel giugno 1969 la riforma agraria colpì il latifondo e le piantagioni delle compagnie americane, avviando il processo di integrazione degli indigeni. Tale politica incontrò la dura opposizione della destra e nel novembre 1973 causò una serie di disordini e di scioperi. L'originale esperienza peruviana ebbe termine con il colpo di Stato dell'agosto 1975, che portò alla presidenza Il primo ministro, generale Morales Bermúdez.

Nel corso del 1980 riprendeva la sua attività il movimento di Sendero Luminoso, di orientamento maoista e già attivo nel periodo 1970-1978. Mentre il Perú perdeva credito anche presso il governo degli Stati Uniti, che sospesero Il programma di aiuti, si tennero le elezioni presidenziali nell'aprile 1985. Queste videro il successo del candidato dell'APRA, Alán García.

Nel 1990 fu eletto presidente della repubblica A. Fujimori, di origine giapponese. Egli nel 1992 ha sospeso la costituzione costituendo un governo d'emergenza e ottenendo nel 1993 in seguito a un referendum un ulteriore rafforzamento del suo potere. Eletto per la terza volta nel 2000 dopo che il candidato d'opposizione si è ritirato, è accusato d'imbrogli elettorali per rimanere nel potere il maggior tempo possibile ma nonostante la sua resistenza ha dovuto quasi subito dimettersi accusato di corruzione. Alla fuga di Fujimori è seguito un governo di transizione, che ha parzialmente depurato esercito e Stato e ha istituito una Commissione della Verità per indagare sulla violenza politica tra 1980 e 2000. Risultato: 69.280 morti. Il 54% delle vittime fatali è imputabile a Sendero, il 33% a esercito, marina e polizia, il 13% ai paramilitari e l'1,5% all'Mrta.

Il nuovo presidente Alejandro Toledo, eletto nel 2001, ha ereditato un paese dilaniato dal terrore e ancora arretrato economicamente. Eletto da una maggioranza schiacciante, Toledo è ora passato a un consenso irrisorio, sintomo del malcontento generale per il sostanziale immobilismo economico e i continui cambi di gabinetto.