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Rubén Darío

RUBEN DARIOFelix Rubén García Sarmiento nasce a Metapa il 18 gennaio 1867, dipartimento di Metagalpa (Nicaragua), da Rosa Sarmiento e Manuel García. Apprende per proprio conto a leggere e scrivere e frequenta la scuola pubblica come un "enfant prodige". Entra nel Collegio dei Gesuiti, in León, dove si dedica soprattutto allo studio del latino e alla lettura dei classici. Compie i suoi primi tentativi poetici scrivendo componimenti per la settimana santa.

1879 - Acclamato come "il poeta bambino", pubblica i suoi primi versi con vari pseudonimi, finché adotta il cognome di Darío, appartenuto ad un bisavolo. Due anni dopo si trasferisce a Managua, dove frequenta l'élite intellettuale della capitale.

Nei componimenti di questo periodo, per lo pił di circostanza, Darío si ispira ai poeti del cosiddetto "Romanticismo maturo":, come Zorrilla e Becquer, ma non disdegna neoclassici come Quintana. Aderisce al liberalismo politico, pronunciandosi a favore della democrazia e dell'unità centroamericana.

1882 - Si trattiene per un anno nella vicina repubblica del Salvador, sotto la protezione personale del presidente Rafael Zaldivar. Conosce il poeta Francisco Gavidia, che lo inizia alla lettura di Victor Hugo, di cui Dario, tradurrà, due anni dopo, La fin de Satan.
1884 - Torna a Managua, dove ottiene impieghi di breve durata, prima alla Biblioteca Nazionale e poi alla Segreteria della Presidenza. Si inizia alla poesia francese attraverso la lettura della Revue des deux mondes. Conosce, ed elogia, Gautier, Francois Coppée, Catulle Mendés. Inizia una burrascosa relazione sentimentale con Rosario Emelina Murillo.
1885 - Raccoglie le sue composizioni in un libro dal titolo Epistolas y poemas.
1886 - Si trasferisce in Cile. Corrispondente di quotidiani nicaraguensi, è anche redattore di "La Epoca" e "El Mercurio". Legge Poe e Withman, sognando l'unità panamericana.

1887 - Vince il premio di poesia Varela con un Canto epico a las glorias de Chile. Pubblica Abrojos (Tribboli): poesie che, nonostante la metrica tradizionale e gli echi di Espronceda, Becquer, Campoamor, lasciano presagire il "poeta nuovo". Scrive anche un feuilletton Emelina, in collaborazione con l'amico Eduardo Poirier.
1888 - Pubblica Azul (Azzurro), con cui, si può dire, nasce il modernismo, come Dario battezzò o ribattezzò, ciò che in Europa andava sotto il nome di decadentismo. Attraverso un'elaborazione personale dei modelli francesi, soprattutto parnassiani, il giovane nicaraguense, appena ventenne, opera un rinnovamento radicale nella prosa e nel linguaggio poetico. Ben presto avrà seguaci e compagni di strada in tutti i Pesi dell'America latina e nella stessa Spagna. L'anno seguente comincia la collaborazione a "La Nación", uno dei quotidiani pił importanti e influenti del continente.
1890 - Ritorna in Centroamerica e sposa Salvador Rafaela Contreras, figlia del presidente honduregno Alvaro Contreras. Nello stesso giorno scoppia una ribellione militare e Darío ripara in Guatemala. Qui assume la direzione del "correo de la tarde" e pubblica la seconda edizione di Azul.
1892 - Si reca in Spagna come membro della delegazione nicaraguense per le celebrazioni del quarto centenario della scoperta dell'America. Entra in rapporto con numerosi scrittori spagnoli: Valera, Pardo Bazan, Castelar, Menéndes y Pelayo.

1893 - Torna in Nicaragua, dove apprende la morte della moglie. Parte per la Francia e durante il viaggio fa scalo a New York, dove conosce il grande poeta cubano José Marti. A Parigi entra a far parte del cenacolo di poeti simbolisti e conosce Verlaine. Torna a Buenos Aires, dove diventa ben presto un caposcuola. Scrive su "La Nacion" una serie di articoli letterari che l'anno seguente saranno raccolti in un volume intitolato Los Raros
1896 - Pubblica Prosas profanas, che rappresenta il culmine del modernismo dariano, inteso soprattutto come osmosi culturale e "cosmopolitismo". Oltre ai simbolisti francesi Dario ha recepito D'Annunzio e un altro poeta "latino", il portoghese Eugenio de Castro. Ma da questo sincretismo sboccia il miracolo di uno stile assolutamente originale, insieme ricercato e naif, sensuale e spirituale.
1898 - Si reca in Spagna come corrispondente della "Nación" in occasione della guerra di Cuba.
1900-1903 Assiste all'Esposizione Universale di Parigi. Esce l'edizione francese di Prose profane, che consacra la fama europea del poeta. Visita l'Italia in qualità di "inviato". Seguita a viaggiare in Europa e visita anche l'Africa.
1905 - Torna a Parigi in qualità di console del Nicaragua e viene ricevuto come un maestro. Pubblica Cantos de vida y esperanza, con cui può dirsi conclusa la fase di ricerca formale e, di là l'estetismo, si annuncia un pił intenso spiritualismo.
1906-1907 - Viaggio in Spagna, Francia e Germania. Si innamora di Palma di Maiorca, l'isola dorata. Pubblica L'ode a Bartolomè Mitre, storico scrittore e presidente unionista dell'Argentina.

1907 - Esce El Canto errante, dove si configura una sorta di ulissismo poetico e metafisico.
1908 - è ministro plenipotenziario alla Corte di Spagna.
1909 - Conduce a Parigi una vita sregolata, da bohemien. Pubblica Canto a la Argentina in occasione del centenario.
1910 - Fa viaggi in Messico e a Cuba in veste di inviato ufficiale. In entrambi i paesi viene acclamato come il simbolo dell'America spagnola. Esce Poemas de otoño i otros poemas (Poemi d'autunno e altri poemi).
1911 - Assume la direzione del "Mundial Magazine", periodico che riunisce nomi prestigiosi della cultura internazionale.
1912 - Si stabilisce a Barcellona, dove pubblica la sua autobiografia. Nonostante la cattiva salute, si lascia trascinare in una specie di "tourné" intercontinentale per la diffusione del "Mundial" A Buenos Aires assiste alla fondazione dell'Ateneo Ispanoamericano.
1913 - Per curarsi si stabilisce a Palma di Maiorca.
1914 - La prima guerra mondiale lo porta negli Stati Uniti.
1915 - Torna in Centro-America, gravemente malato e muore a León il 6 febbraio 1916, dopo essere stato sottoposto ad un disperato intervento chirurgico.


NOCTURNO

Los que auscultasteis el corazón de la noche,
los que por el insomnio tenaz habéis oído
el cerrar de una puerta, el resonar de un coche
lejano, un eco vago, un ligero ruido...

En los instantes del silencio misteriosos,
cuando surgen de su prisión los olvidados,
en la hora de los muertos, en la hora del reposo,
sabréis leer estos versos de amargor impregnados...

Como en un vaso vierto en ellos mis dolores
de lejanos recuerdos y desgracias funestas,
y las tristes nostalgias de mi alma, ebria de flores,
y el duelo de mi corazón, triste de fiestas.

Y el pesar de no ser lo que yo hubiera sido,
y la pérdida del reino que estaba para mí,
el pensar que un instante pude no haber nacido,
”y el sueño que es mi vida desde que yo nací!

Todo esto viene en medio del silencio profundo
en que la noche envuelve la terrena ilusión,
y siento como un eco del corazón del mundo
que penetra y conmueve mi propio corazón.

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