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Juan Zorrilla

JUAN ZORRILLAPoeta uruguaiano nato il 28 dicembre 1855 a Montevideo. Studiò a Santa Fé (Argentina) e nelle università di Montevideo e Santiago di Cile dove ricevette nel 1877 la laurea in Diritto. Di nuovo in patria, fu giudice, cattedratico in letteratura, giornalista e fondatore del giornale El Bien Público; dopo, deputato per Montevideo, diplomatico in Spagna, Francia e il Vaticano. Fu anche membro corrispondente delle Accademie Spagnole della Lingua e di Storia. Morì a Montevideo il 3 novembre 1931.

Juan Zorrilla di San Martín, il poeta di maggiore rilievo di tutto il romanticismo uruguaiano, lo scrittore che ottiene i maggiori trionfi, quando si abbozzavano già nuove tendenze per la poesia, cantando il tema della terra.

Fece parte di quel gruppo segnalato come "la terza generazione romantica ispanoamericana" di transizione al modernismo. La gloria del suo nome viene fuori con La leyenda Patria (1879), composizione segnata dalla passione e il sentimento, dalla quale ricevette il titolo di "poeta della patria". Maestro del ritmo, notabile versificatore ed eloquente oratore, entrò alla storia delle lettere uruguaiane e di tutta la lingua ispana per il suo poema indigena Tabaré, una delle offerte più delicate e uno dei frutti più durevoli del romanticismo ispanoamericano. Costruito in eptasillabi alternati, allo stesso modo del frate Luis de León e di Bécquer, Tabaré esalta i valori ispani e cristiani con particolare ricchezza lessicografica. Con un prezioso gioco di immagini canta l'incontro tra due razze e civiltà, quella spagnola e quella indigena: descrive i tragici amori tra una giovane spagnola e un giovane indigena charrua. Esiste in esso un intento di equilibrio epico lirico, anche se con frequenza l'accento lirico sovrasta quello aneddotico e descrittivo.

Nel suo primo libro di poesie, Notas de un himno" (1876), si nota chiaramente l'influenza del poeta post romantico spagnolo Gustavo Adolfo Bécquer. Questo libro, tipo del suo tempo, riflette la tristezza e il patriottismo che permeava il poeta, e gli serve per stabilire il tono che va a prendere tutta la sua posteriore opera.

La sua prosa poetica è rimasta in Resonancias del camino (1896), racconti dei suoi viaggi in Europa; Huerto cerrado (1900), dedicato alla Vergine Santissima; La epopeya de Artigas (1910), prosa storica con paesaggi descrittivi e ritratti di eroi; El sermón de la Paz (1924) e El libro de Ruth (1905). Alcuni dei pezzi del suo stile oratorio sono stati collezionati in Conferencias e Discursos (1905). Las Américas e La profecía de Ezequiel furono opere di pubblicazione postuma (1945).

Nella sua epoca, disciplinati i suoi impulsi, Uruguay si era convertita in una Repubblica ammirabile ed esemplare che curava l'educazione e faceva strada ad un mezzo culturale in cui gli scrittori costituivano la prima espressione. Zorrilla di San Martìn diede forma al canto che questa nuova società chiedeva.

America si stava sviluppando a traverso d'una amalgama di paesi i cui sentimenti si afferravano ad una tradizione da saper interpretare per predire il futuro.

Non erano oramai i giorni dei cieli "gauchi" né dei canti patriottici che seguirono all'Indipendenza. Il segreto di un mondo nuovo, di una poesia interiore, incoraggiava il poeta uruguaiano, gran lettore di Lamartine, di Esponceda e, soprattutto, di Becquer. Zorrilla addolcì la frase senza abbassare l'intonazione e compose La leggenda patria, i cui versi percorsero Hispanoamerica. Ma ci volle che scriva Tabaré, leggenda indigena di gran bellezza, affinché quella conoscenza si trasformi in precipitoso applauso. Poema epico nazionale, l'ambiziosa tematica gira intorno ai conflitti razziali in suolo americano. Il poeta, "unico dei romantici la cui opera ha sopravvissuto il suo tempo", spiegò dopo lo scopo di tutta la sua vita nei volumi L'epopea di Artigas (eroe nazionale uruguaiano).