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Riscattare la laurea

Fa bene porsi per tempo il problema se vale la pena (o no) di riscattare per la pensione il corso di laurea. Quanto meno per un motivo: perché, se si decide il riscatto, prima si richiede e meno si paga. E ciò anche nel caso della pensione liquidata con il sistema contributivo, che è quella che vi spetterà.

Si può chiedere all'Inps di coprire in tutto o in parte a proprie spese il periodo di corso legale degli studi universitari. Se durante gli studi universitari si ha lavorato, non è ammesso il riscatto per i periodi già coperti di contributi. Occorre ricordare però che si riscattano solo gli anni accademici effettivi del corso di laurea, esclusi gli anni «fuori corso».

Si possono riscattare anche i periodi di studio previsti per ottenere diplomi di specializzazione, diplomi rilasciati da scuole parauniversitarie e dottorati di ricerca. I contributi vanno versati all'Inps che li accantona e, su domanda dell'interessato, li trasferirà poi all'ente di previdenza cui il lavoratore risulterà successivamente iscritto. Il termine di riferimento, il minimale degli autonomi è abbastanza vantaggioso, soprattutto se il primo impiego avverrà poi con uno stipendio migliore.

Gli anni riscattati sono utili per la pensione, come si fossero anni lavorati. Perciò, anche se per la pensione di vecchiaia contributiva (in questo sistema la pensione di anzianità non è prevista) bastano solo cinque anni di contributi (e minimo 57 anni di età), le somme versate a copertura dei periodi riscattati servono comunque per aumentare la misura. Infatti la pensione è direttamente collegata a quanto si è versato in tutta la vita, anche nei periodi più remoti rispetto alla decorrenza della pensione.

Per stabilire se l'operazione conviene o meno, bisogna considerare che può essere necessaria quando i periodi riscattati fanno maturare il diritto alla pensione, mentre, se serve solo per incrementare l'importo della pensione, occorre valutare attentamente il da farsi, mettendo a confronto come si suole dire, i costi e i benefici.

Cominciamo dai costi. Il riscatto della laurea ora è possibile anche se non si ha ancora un lavoro e, di conseguenza, un reddito. In questi casi per calcolare il contributo da versare per ogni anno da riscattare si applica l'aliquota del 33% al minimo contributivo dei lavoratori autonomi, pari nel 2008 a 13.819,00 euro. In pratica per ogni anno si spendono 4.560 euro. Per i periodi da riscattare successivi al 31 dicembre 1995, per i quali la relativa quota di pensione va calcolata con il sistema contributivo, la spesa viene determinata applicando alla retribuzione degli ultimi dodici mesi precedenti la data della domanda di riscatto l'aliquota contributiva prevista per la contribuzione obbligatoria in vigore a tale data. Il contributo annuo, così determinato va moltiplicato per i periodi da riscattare. Facciamo un esempio. Se la retribuzione degli ultimi dodici mesi è, poniamo, di 24 mila euro, l'onere contributivo annuo sarà di 8.000 euro (24.000x33:100).

Ma la spesa effettiva si abbassa grazie allo sconto fiscale, in quanto per i lavoratori l'onere del riscatto è interamente deducibile dal reddito. Altra grande novità è il fatto che il contributo può essere detratto dai genitori con aliquota del 19%. In pratica lo sconto Irpef che si ottiene per il 2008 è di 852 euro. Una volta poi trovata l'indipendenza economica, il contributo potrà essere dedotto direttamente dal reddito del lavoratore. Ciò comporta un risparmio di imposte che si aggira intorno ai 2.900 euro e di conseguenza la spesa effettiva sarà poco più di 5.250 euro per ogni anno da riscattare. Perciò, ipotizzando quattro anni di corso, la spesa complessiva del riscatto della laurea sarà di 21.000 euro.

LA CONVENIENZA - Il costo non elevato, la possibilità di pagare in 10 anni senza interessi, rendono quindi l'operazione decisamente appetibile per i giovani. Tenuto conto delle due motivazioni principali che spingono al riscatto: avere una rendita più elevata e/o anticipare i tempi della pensione. Lo dimostrano del resto anche le elaborazioni realizzate da Progetica, società indipendente di consulenza previdenziale e finanziaria, per Corriere Economia. Se si mette a confronto quanto si incassa di maggiore pensione grazie al riscatto si vede che l'indice di efficienza (che rappresenta quanti euro di pensione genera un euro di versamento) è sempre superiore a 1 e che quindi l'operazione è sempre conveniente. E non solo. Il vantaggio permane in media anche se il riscatto viene effettuato molto dopo il termine del corso di studi. Prendendo ad esempio un lavoratore e una lavoratrice che hanno cominciato a lavorare a 25 anni, l'indice di efficienza è superiore a 1 anche quando il riscatto viene effettuato tra i 40 e i 55 anni di età del beneficiario e quindi anche in questo caso conviene. La convenienza finanziaria dell'operazione è dimostrata anche da un altro dato sempre presente nelle tabelle. Il tasso di sostituzione - rapporto tra pensione e ultimo reddito - cresce anche di 7/8 punti percentuali. Portando così anche chi avrà la pensione mista a percentuali di copertura intorno al 65/70%. Inoltre per i contribuenti più anziani c'è un altro grande vantaggio che si può ottenere: quello di valicare il limite dei 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, che fa da spartiacque tra regime misto e retributivo.

Rinviando la pensione l'importo aumenta, potendo arrivare, se si sceglie di andare in pensione a 65 anni, a 3.700 euro. Ovviamente con un Pil più elevato aumenterà anche l'importo della quota di pensione.

Una volta presentata la domanda di riscatto l'Inps calcola l'onere e invia la comunicazione all'interessato, il quale può pagare o rinunciare. La domanda perciò non è impegnativa. Il primo pagamento deve avvenire entro 60 giorni dalla data di comunicazione da parte dell'ente. Scaduto il termine, la domanda si intende rinunciata. Per le domande presentate dal 2008 si può pagare anche a rate fino un massimo di 10 anni senza interessi. Anzi il pagamento rateale è consigliabile per sfruttare a pieno il bonus fiscale.

Quali documenti presentare?
La domanda di riscatto può essere presentata all’Inps in qualsiasi momento utilizzando l'apposito modulo disponibile presso le sedi Inps o sul sito www.inps.it, allegando oltre al certificato di cittadinanza italiana anche i documenti che provano l'esistenza del rapporto di lavoro da riscattare (e possibilmente la durata di tale rapporto) e l'importo della retribuzione percepita e il certificato rilasciato dall'Università che attesti il conseguimento dei titoli di studio.

Fonte : Angelo Sica - Corriere Lavoro - 26 Settembre 2003 / Borsa Italiana - Aprile 2008
               Marco Letizia - Corriera de la Sera - 28 Novembre 2008