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Lino Spilimbergo

Torso maschile, 1918Lino Enea Spilimbergo, figlio di immigranti italiani, nacque in Buenos Aires il 12 agosto 1896. Fece i suoi studi nell'Accademia Nazionale di Belle Arti laureandosi nel 1917.

A partire dal 1920 - ancora in quella fase che possiamo qualificare come una prima tappa di formazione - inviò opere al Salone Nazionale di Belle Arti. Ottenne presto successo ricevendo il Primo Premio all'Incisione con i suoi acquaforti: Elementi di lavoro ed inverno.

Il gruppo di oli che inviò al Salone del 1925 gli aprì le porte dell'Europa, ricevendo il Premio Unico al Migliore Gruppo. La somma ricevuta gli permise iniziare la sua esperienza europea desiderata meta per gli artisti e intellettuali latino americani delle prime decadi di nostro secolo.

Fece un giro per l'Italia raccogliendo e tentando di capitalizzare le esperienze della pittura rinascimentale: la sua impostazione sobria, austera e saldamente architettonica. Recuperò cosi la tradizione classica dallo sguardo moderno.

Contadina italiana, 1928Già a Parigi realizzò numerose esperienze plastiche che vanno dal consumo instancabile di musei ed esposizioni, come l'aveva fatto prima in Italia, fino al concorso all'atelier di Andrè Lothe, che si era convertito in la mecca per l'apprendistato delle chiavi dell'arte moderna tra gli artisti latino americani che viaggiavano a Parigi. Spilimbergo ebbe lì l'opportunità di condividere il clima di esplorazione e ricerca vigente a Parigi fra le due guerre.

Con una sintesi personale delle proposte moderne e le classiche, Spilimbergo ritornò in Argentina esibendo un nuovo linguaggio di rigorosa sintesi geometrica, in fluida combinazione con un sguardo umanizzato dei motivi rappresentati.

Uomo seduto, 1928Gli anni trenta sono quelli di l'espansione della sua produzione e la sua poetica. Nelle opere che realizza durante questa nuova tappa - si tratti di incisioni, oli o disegni - da libera redine alla sua capacità creativa. Si appropria di differenti risorse per metterli al servizio di distinte problematiche.

Quando di tematica sociale si tratta lavora oli con figure monumentali che evocano l'estetica del murale. Quando questi temi passano all'incisione lo sguardo si acutizza creando notevole sintesi lineari come nella serie dei politici, per esempio. Il metafisico e il surreale fanno parte del suo capitale plastico: l'olio La Stiratrice (1936) e le incisioni che illustrano il testo di Oliverio Girondo Interlunio (1937) ne rendono conto.

Il muralismo non è solo un'evocazione poetica nell'opera di Spilimbergo, ma una concrezione. Realizzò vicino al muralista messicano David Alfaro Siqueiros ed agli argentini Berni e Lozano il murale Esercito Plastico (1933) nella villa del direttore del diario "Critica", Natalio Botana; insieme a Castagnino, Berni ed Urruchúa dipinse il gruppo del murale delle Gallerie Pacifico (1946).

Caino ed Abele, 1931L'attività docente fece anche parte della sua vita. Gli anni quaranta lo trovano sviluppando una notevole esperienza di insegnamento che finirà con l'organizzazione e direzione dell'Officina di Pittura dell'Istituto Superiore di Arti dell'Università di Tucumán (1948).

Andò in pensione nel 1952, ma non abbandonò mai la sua attività come artista plastico.

Continuò producendo e comunicando in esposizioni nazionali ed internazionali, tra queste ultime: il Biennale di Venezia, Pittura Argentina a New York, Helsinki, Brasile, Montevideo, e Cina.

Morì a Unquillo, Córdoba, il 16 marzo 1964. Possiedono le sue opere musei nazionali e stranieri nonché importanti collezionisti d'arte argentina e latino americana.

(DRA. DIANA DEL BERSAGLIO WECHSLER)